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Bullismo tra femmine a scuola primaria: la forma che spesso passa inosservata

📅 22 Agosto 2026✍️ di Valentina Rossetti⏱️ 4 min di lettura

Il bullismo tra bambine alle scuole primarie è un fenomeno che raramente finisce sulle prime pagine dei giornali, eppure affligge migliaia di famiglie ogni anno. A differenza del bullismo maschile, che tende a manifestarsi con violenza fisica evidente, quello femminile è subdolo, silenzioso, costruito su esclusioni, pettegolezzi e umiliazioni psicologiche. Lavoro da otto anni nel mondo dell’educazione e dell’infanzia, e mi è capitato di recente di scoprire che una bambina di terza elementare, apparentemente estroversa e sorridente, veniva sistematicamente emarginata dal suo gruppo di compagne durante la ricreazione. Nessuno se n’era accorto fino a quando la mamma non si è seduta vicino a me in biblioteca, con gli occhi pieni di lacrime.

Perché il bullismo femminile passa inosservato

La ragione principale è semplice: non lascia lividi. Una bambina bullizzata non torna a casa con un occhio nero o un braccio rotto. Torna a casa tranquilla, mangia, fa i compiti, ma dentro di sé qualcosa si è spezzato. Il bullismo femminile opera attraverso meccanismi più complessi e difficili da identificare: l’isolamento volontario, l’esclusione dai giochi, la diffusione di dicerie, la sabotaggio delle amicizie.

Ho notato che le insegnanti e i genitori tendono a sottovalutare questi comportamenti, catalogandoli come “cose da bambine” o “cattiverie passeggere”. Invece, sono forme di violenza vera e propria, capaci di lasciare cicatrici emotive profonde. Una bambina che viene costantemente esclusa sviluppa ansia, bassa autostima, difficoltà scolastiche e, nei casi più gravi, disturbi dell’umore.

Il fenomeno affonda le radici nella costruzione sociale dei generi. Le bambine imparano fin da piccole che la competizione deve essere celata, mascherata dietro una facciata di amicizia. L’aggressività non è socialmente accettata, quindi viene reindirizzata verso forme più sofisticate e meno evidenti di controllo e dominio.

Come riconoscere i segnali: quello che i genitori devono sapere

Alcuni segnali sono chiari se sappiamo dove guardare. Una bambina che prima amava andare a scuola e ora inventa scuse per restare a casa sta vivendo qualcosa di difficile. Se durante la ricreazione resta sempre sola o viene sistematicamente esclusa dalle attività del gruppo, se riceve pochi inviti a compleanni o feste, se parla male di sé stessa o minimizza i suoi successi, allora è probabile che sia vittima di bullismo.

Un altro indicatore importante: il calo del rendimento scolastico. Non sempre dipende dalla difficoltà nel comprendere i contenuti, ma spesso dalla perdita di concentrazione dovuta allo stress emotivo. Una bambina che subisce bullismo consuma tutta l’energia nel cercare di proteggersi psicologicamente, e poco le rimane per affrontare lo studio con serenità.

Vi consiglio di prestare attenzione ai comportamenti subdoli che precedono il bullismo vero e proprio, perché intercettarli presto può fare la differenza tra una situazione recuperabile e un trauma duraturo.

Cosa fare: interventi concreti dalla scuola e da casa

Se sospettate che vostra figlia sia coinvolta, la prima cosa da fare è ascoltare. Non giudicate, non minimizzate, non promettete subito di “sistemare tutto”. Lasciate che racconti con i suoi tempi. Durante questi otto anni ho visto troppi genitori che, nel tentativo di proteggere i figli, li puniscono ulteriormente con reazioni eccessive o con il silenzio imbarazzato.

Successivamente, coinvolgete l’insegnante, ma in modo costruttivo. Non accusate, presentate i fatti che avete osservato. Una buona insegnante saprà cosa fare e inizierà a monitorare le dinamiche di classe con più attenzione. La Scuola primaria italiana ha l’obbligo normativo di garantire un ambiente sicuro e privo di violenza, quindi potete invocarlo se necessario.

A casa, cercate di rafforzare l’autostima della bambina attraverso attività che la valorizzino. Potrebbe essere uno sport, un laboratorio creativo, una passione particolare. L’importante è che viva uno spazio dove è riconosciuta e apprezzata per quello che è. Evitate di caricarla di stress aggiuntivo: assicuratevi che il carico dei compiti a casa non diventi un ulteriore peso psicologico.

Il ruolo della prevenzione nella classe

La parte più importante, però, riguarda la prevenzione collettiva. Una classe dove il bullismo trova terreno fertile è una classe dove mancano regole chiare, empatia insegnata e valorizzazione della diversità. Nelle attività ludico-educative che ho ideato negli anni, ho sempre notato che quando i bambini sono coinvolti in laboratori che promuovono l’ascolto reciproco, la collaborazione e l’espressione emotiva, i comportamenti aggressivi diminuiscono notevolmente.

Le insegnanti dovrebbero dedicare tempo a costruire un’atmosfera di classe dove le differenze sono riconosciute come ricchezza e non come debolezza. Dove le bambine imparano che competizione e amicizia non sono sinonimi, che si può desiderare di vincere senza dovere distruggere l’altra persona.

Il bullismo femminile non è inevitabile e non è nemmeno una fase “normale” dell’infanzia da attraversare passivamente. È qualcosa che si può prevenire e contrastare, ma solo se gli adulti imparano a riconoscerlo prima che diventi una ferita profonda. La responsabilità è condivisa: scuola, famiglia, comunità. Insieme, possiamo costruire spazi più sicuri dove tutte le bambine possono crescere serenamente.

Valentina Rossetti

Valentina ha lavorato per otto anni come coordinatrice di attività ludico-educative in una grande biblioteca civica di provincia. Appassionata di letteratura per l’infanzia, si è specializzata nell’ideare laboratori per i bambini delle scuole primarie. Racconta spesso come leggere ad alta voce abbia cambiato il modo in cui i bambini imparano.