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Monopattini elettrici e ragazzi: cosa devono sapere i genitori prima di lasciarli uscire

📅 10 August 2026✍️ di Matteo Peluso⏱️ 6 min di lettura

Gli incidenti che coinvolgono i giovani utenti di monopattini elettrici stanno alimentando un dibattito sempre più acceso tra genitori, educatori e istituzioni. Non si tratta di alarmismo infondato, ma di una necessaria riflessione su come affrontare questa nuova realtà della mobilità urbana con consapevolezza e strumenti concreti. Come educatore e padre, ho visto crescere la diffusione di questi dispositivi tra i ragazzi, accompagnata da una corrispondente crescita delle preoccupazioni in ambito familiare e scolastico.

Il monopattino elettrico: una tecnologia che ha trasformato la mobilità giovanile

I monopattini elettrici rappresentano oggi uno dei fenomeni di mobilità urbana più rilevanti per la fascia d’età 10-18 anni. Non sono semplici giocattoli, ma veri e propri mezzi di trasporto che raggiungono velocità significative e richiedono competenze di controllo specifiche. La loro diffusione è stata talmente rapida che le normative, in molti casi, non sono riuscite a stare al passo con la realtà dei fatti.

Secondo le linee guida europee sulla sicurezza stradale, la velocità è uno dei fattori determinanti nel gravità degli incidenti. Un monopattino in grado di raggiungere 25-30 km/h rappresenta una variabile di rischio che genitori e ragazzi spesso sottovalutano. A differenza di una bicicletta, dove l’equilibrio si acquisisce in modo progressivo, il monopattino elettrico combina accelerazione istantanea, superfici di appoggio ridotte e mancanza di frenata meccanica istintiva.

Quello che emerge dal dialogo con insegnanti e medici del settore è che i ragazzi tendono a sottostimare i rischi derivanti dalla velocità acquisita. Durante il mio lavoro nelle scuole, ho notato come il senso del pericolo si sviluppi in maniera molto eterogenea tra i giovani, specialmente in adolescenza quando il brivido e la trasgressione sono fattori psicologici dominanti.

La normativa e le responsabilità legali: cosa dice la legge italiana

L’Italia ha definito un quadro normativo specifico per i monopattini elettrici attraverso il Codice della strada e le successive integrazioni. Questi dispositivi sono considerati velocipedi a propulsione elettrica e devono rispettare specifici criteri tecnici di omologazione. Tuttavia, la normativa sull’uso da parte di minori presenta ancora zone grigie che meritano attenzione.

In primo luogo, non esiste un’età minima nazionale esplicita per l’utilizzo. Alcune regioni hanno legiferato in autonomia, stabilendo soglie diverse: alcune fissano il divieto per minori di 14 anni su strada, altre per minori di 12 anni. Questa frammentazione crea confusione non solo tra i genitori, ma anche tra gli adolescenti stessi, che non comprendono perché una regola cambi da una provincia all’altra.

Dal punto di vista della responsabilità civile, i genitori sono tenuti a rispondere dei danni causati dai figli minori. Questo significa che in caso di incidente, la responsabilità ricade innanzitutto su chi esercita la potestà genitoriale. Le assicurazioni specifiche per monopattini sono ancora poco diffuse, e molte polizze ordinarie non coprono questi dispositivi. È consigliabile verificare con attenzione le coperture assicurative prima di permettere ai ragazzi di utilizzarli su strada pubblica.

Un aspetto cruciale riguarda il Decreto Legislativo 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che crea paralleli interessanti con la sicurezza nelle attività ricreative. Sebbene nato per il contesto lavorativo, i principi di valutazione del rischio e di prevenzione possono guidare i genitori nell’adottare un approccio sistematico alla sicurezza.

Equipaggiamento di protezione: il ruolo non negoziabile dei dispositivi di sicurezza

L’equipaggiamento di protezione non è una questione di moda o di estetica, ma di prevenzione del danno. Le linee guida internazionali in materia di sicurezza stradale sottolineano come il casco sia il dispositivo singolo più efficace nella riduzione della gravità dei traumi cranici.

Tuttavia, il casco è solo il punto di partenza. Un equipaggiamento completo dovrebbe includere:

Casco certificato: Non tutti i caschi sono uguali. Un casco da monopattino certificato EN 1078 o equivalente internazionale offre protezione specifica per questa attività. I caschi da ciclismo sono un buon compromesso, ma vanno verificati per assicurarsi che coprano adeguatamente le zone posteriori della testa.

Protezioni per polsi e gomiti: Durante una caduta, l’istinto naturale è proteggersi con le mani. Protezioni adeguate riducono significativamente il rischio di fratture e abrasioni profonde.

Protezioni per le ginocchia: Spesso sottovalutate, sono cruciali perché il ginocchio è una zona fragile e le lesioni a questo livello possono avere conseguenze a lungo termine sulla mobilità.

Abbigliamento visibile: I colori brillanti e gli elementi retroriflettenti aumentano la visibilità nei confronti degli altri utenti della strada, specialmente in condizioni di scarsa illuminazione.

Il dato che emerge dai dati del settore è che la combinazione di casco più protezioni reduce il rischio di ospedalizzazione di oltre il 70% nei casi di incidente. Eppure, meno della metà dei giovani utenti indossa un equipaggiamento completo. Spesso i genitori incontrano resistenza: i ragazzi trovano imbarazzante l’equipaggiamento o temono di sembrare inesperti. In questi casi, il ruolo educativo del genitore è fondamentale, proprio come quando insistiamo sull’uso della cintura di sicurezza in auto.

La supervisione genitoriale: tra autonomia e controllo

Non tutti i ragazzi della stessa età hanno le stesse capacità motorie, il medesimo senso del pericolo o le identiche competenze decisionali. Conoscendo bene i propri figli, i genitori sono nella posizione migliore per valutare se e quando concedere l’autonomia di utilizzo del monopattino su strada pubblica.

È consigliabile iniziare in ambienti controllati: parchi, piazze pedonali o corsie dedicate dove il monopattino può essere sperimentato senza i pericoli della viabilità ordinaria. Solo dopo che il ragazzo ha sviluppato una consapevolezza del mezzo e del suo comportamento, si può progredire verso utilizzi più complessi.

Un approccio efficace è la stipulazione di un “contratto” informale tra genitore e figlio, dove vengono esplicitate le regole: indosso dell’equipaggiamento, divieto di utilizzo in determinate condizioni meteo, percorsi autorizzati, velocità massima percepita. Questo non è autoritarismo, ma responsabilizzazione condivisa.

Durante i miei anni di volontariato nelle scuole, ho osservato come i ragazzi rispondano meglio quando comprendono il “perché” di una regola piuttosto che al semplice divieto. Spiegare che il casco protegge il cervello e che il cervello non si può sostituire ha un impatto diverso dal semplice “devi metterti il casco”.

Educazione stradale e consapevolezza del rischio

La vera prevenzione passa attraverso l’educazione. Molte scuole stanno integrando nei curricoli di educazione civica moduli specifici sulla mobilità sostenibile e sulla sicurezza dei nuovi dispositivi. È un passo nella giusta direzione, ma non basta.

I genitori dovrebbero affiancare questa educazione scolastica con dialoghi concreti: come comportarsi quando piove, come attraversare un incrocio, come calcolare le distanze di frenata, come interagire con i pedoni e gli altri veicoli. Non si tratta di infondere paura, ma di costruire consapevolezza.

Un esercizio utile è simulare situazioni di pericolo in ambienti sicuri, proprio come si fa nei corsi di guida avanzata per gli automobilisti. Un ragazzo che ha già “vivuto” mentalmente una situazione difficile avrà più strumenti decisionali quando quella situazione si presenterà nel reale.

Quando dire no: i limiti della concessione

Non tutti i ragazzi sono pronti per il monopattino elettrico. Non tutti gli ambienti sono sicuri. Non tutte le condizioni meteorologiche o stradali sono adatte. Dire no come genitore non significa essere antiquato, ma consapevole.

Se un ragazzo ha difficoltà di coordinazione, se il contesto urbano è particolarmente caotico o pericoloso, se le competenze decisionali non sono ancora sviluppate: questi sono segnali che suggeriscono di posticipare. E in questo processo decisionale, il dialogo con il ragazzo rimane fondamentale. Anche il “no” può essere un’occasione educativa, non una punizione.

La scelta di permettere a un figlio di utilizzare un monopattino elettrico non è una decisione banale. Richiede valutazione, preparazione e dialogo costante. Ma quando gestita con consapevolezza, può rappresentare un’opportunità di crescita verso l’autonomia e la responsabilità.

Matteo Peluso

Matteo è cresciuto come fratello maggiore di tre e per anni ha fatto volontariato nelle mense scolastiche durante l’università. Spesso racconta degli insegnamenti ricevuti aiutando bambini di ogni età con i compiti, tra piccoli trucchi per la concentrazione e il piacere della scoperta.