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Lavoro di gruppo in classe: quando diventa controproducente per i più fragili

📅 15 Agosto 2026✍️ di Enrico Sapora⏱️ 5 min di lettura

<p>Negli ultimi anni, il lavoro di gruppo in classe è diventato una pratica sempre più diffusa nelle scuole italiane. Insegnanti e dirigenti scolastici lo vedono come lo strumento ideale per sviluppare competenze trasversali, creatività e socialità. Eppure, dietro questa visione ottimista si nasconde una realtà più complessa, che non sempre i riflettori mettono in luce: per alcuni bambini, soprattutto i più fragili, il lavoro di gruppo può trasformarsi in un’esperienza frustrante e controproducente.</p>

<h2>Il paradosso del lavoro collaborativo</h2>

<p>Ricordo bene quando gestivo lo spazio gioco pomeridiano: vedevo ragazzi brillanti che a scuola, durante i compiti di gruppo, diventavano quasi invisibili. Non perché non fossero capaci, ma perché il contesto non valorizzava le loro forze. Funziona come quando metti un violinista in mezzo a una band di rock: ha le competenze, ma lo strumento non è quello giusto per quella situazione.</p>

<p>Il lavoro di gruppo, per definizione, prevede che il risultato sia frutto della contribuzione di tutti. Suona bellissimo in teoria. Nel concreto, però, emergono personalità più forti che prendono il sopravvento, mentre i bambini introversi, ansiosi o con difficoltà di apprendimento restano ai margini. Non contribuiscono, non imparano nel modo in cui loro potrebbero, e rischiano di sviluppare frustrazione e insicurezza.</p>

<h2>Chi soffre di più: i bambini fragili</h2>

<p>Quando parlo di bambini fragili, intendo una categoria molto ampia. Ci sono i timidi naturali, che faticano a farsi sentire in gruppo. Ci sono quelli con diagnosi di Disturbi specifici dell’apprendimento|DSA, che hanno bisogno di tempi diversi e di percorsi personalizzati. Ci sono i bambini con ritardo nel linguaggio, quelli con difficoltà sociali, e anche semplicemente chi ha avuto una mattinata difficile, una lite in famiglia, una giornata dove l’ansia è particolarmente alta.</p>

<p>Per questi ragazzi, il lavoro di gruppo può rappresentare una barriera invisibile. Mentre gli altri corrono avanti con idee e decisioni, loro rimangono bloccati. Alcuni si rassegnano e basta, altri sviluppano una vera e propria avversione verso la scuola e il classico “stare assieme per imparare”.</p>

<p>Durante gli anni in cui ho coordinato attività didattiche parallele, mi sono accorto che molte volte i compiti assegnati al bambino fragile all’interno del gruppo erano marginali: “Tu fai i disegni”, “Tu scrivi i titoli”. Cose che non richiedevano di pensare, di contribuire realmente, di sentirsi parte del processo.</p>

<h2>Il ruolo della gestione e della preparazione</h2>

<p>Non sto dicendo che il lavoro di gruppo sia sbagliato. Tutt’altro. L’apprendimento cooperativo, quando strutturato correttamente, offre davvero benefici enormi. Il problema è che spesso viene implementato senza le dovute attenzioni.</p>

<p>Una gestione efficace richiede che l’insegnante: definisca ruoli precisi e rotanti, non lasciarli naturalmente ai più forti; offra tempi di preparazione individuale prima del lavoro collettivo; monitorizzi costantemente le dinamiche; intervenga quando qualcuno rischia di essere escluso.</p>

<p>Dalla mia esperienza nella cartoleria di famiglia, ho imparato che gli strumenti contano: fornire ai bambini fragili materiali giusti, schede di lavoro strutturate, domande-guida scritte, aiuta moltissimo. Non è fare un passo indietro, è fare un passo intelligente verso l’inclusione.</p>

<h2>Quando diventa davvero controproducente</h2>

<p>Il lavoro di gruppo diventa controproducente quando: trasforma il compito in uno spettacolo dove i più sicuri brillano e gli altri scompaiono; non prevede che il bambino fragile abbia il tempo e lo spazio per contribuire davvero; la valutazione è collettiva e quindi i più deboli vedono mortificata la loro autostima; manca un piano B per chi non regge il ritmo di gruppo.</p>

<p>Ho visto bambini perfino smettere di alzare la mano in classe, dopo mesi di attività di gruppo dove si sentivano inadeguati. Sviluppare quella che gli psicologi chiamano “learned helplessness” – una convinzione di non potercela fare – è il rischio più grande.</p>

<p>Inoltre, il lavoro di gruppo intenso e frequente può aumentare l’ansia sociale nei bambini predisposti. Se per te stare a contatto costante con i compagni è faticoso, moltiplicare quelle situazioni non ti aiuta a superare la difficoltà, ti fa solo stancare di più.</p>

<h2>Alternative e integrazioni possibili</h2>

<p>Una buona scuola non sceglie tra lavoro individuale e lavoro di gruppo. Li integra. Propone attività in coppia, non solo in gruppi numerosi. Alterna sessioni collaborative a sessioni individuali. Offre ai bambini fragili la possibilità di prepararsi prima, magari con il supporto dell’insegnante di sostegno, per poi entrare nel gruppo da una posizione di forza, non di debolezza.</p>

<p>Alcuni studi più recenti suggeriscono anche di variare le modalità di collaborazione: a volte asincrona, dove ognuno lavora nella sua velocità; a volte brevi e mirate, non lunghe lezioni di gruppo; a volte in presenza di un tutor che facilita chi ha più difficoltà.</p>

<p>Gli insegnanti più attenti che conosco, infatti, utilizzano il lavoro di gruppo come uno dei tanti strumenti della loro didattica. Non come l’unica strada, ma come una strada tra molte. E così facendo, riescono a sfruttare davvero i benefici della didattica innovativa senza lasciare indietro nessuno.</p>

<h2>Cosa possono fare genitori e insegnanti</h2>

<p>Se riconosci tuo figlio in questa descrizione – un bambino fragile che soffre il lavoro di gruppo – non stare in silenzio. Parla con l’insegnante. Racconta osservazioni specifiche. Chiedi come è strutturato il progetto, quali sono i ruoli di tuo figlio, come viene valutato il contributo individuale.</p>

<p>Gli insegnanti, dal canto loro, devono assumersi il compito di osservare davvero chi è in difficoltà, e non dare per scontato che il lavoro di gruppo aiuti tutti allo stesso modo. A volte servono aggiustamenti minimi – un ruolo diverso, un piccolo scaffolding, un momento di preparazione – per trasformare l’esperienza da frustrante a positiva.</p>

<p>Il lavoro di gruppo rimane una pratica preziosa per la scuola moderna. Ma solo se sappiamo renderla veramente inclusiva, e non un’altra forma – magari più subdola – di esclusione.</p>

Enrico Sapora

Enrico ha gestito uno spazio gioco pomeridiano per bambini delle elementari in una piccola cittadina. È cresciuto aiutando nella cartoleria di famiglia, esperienza che lo ha reso un esperto in strumenti scolastici e metodi per facilitare lo studio attraverso materiali creativi.